La penisola in cucina: una soluzione ottimale per molti spazi… ma non per tutti!



Immaginare e progettare una cucina, al giorno d’oggi significa doversi districare fra una quantità infinita di varianti di modelli, colori, materiali e, ovviamente, di composizioni. Sì perché questo tipo di arredo, presuppone un’unione molto stretta fra la mobilia e l’ambiente destinato ad ospitarla, che è resa possibile proprio dalla sua grande “componibilità”.

Stiamo per ristrutturare la nostra cucina o per entrare in una casa completamente nuova? Per noi è meglio una cucina accogliente e contenitiva come quelle di una volta, oppure minimale e supertecnologica come solo oggi può essere? In che direzione orientarsi? E’ davvero più conveniente scegliere una di queste due possibili strade o è forse più vantaggioso trovarne una mediazione equilibrata? Per capirlo bisogna partire innanzitutto dall’esaminare due fattori principali: le esigenze di chi deve vivere la cucina che si sta progettando e la conformazione dello spazio che si sta arredando. Ci accorgeremo ben presto che fra tante possibili disposizioni che le moderne cucine componibili consentono (ad angolo, lineare, a ferro di cavallo e “ad isola”), quella “con penisola” è forse quella che meglio rappresenta un ottimo compromesso fra estetica e funzionalità. E nel proseguire questo articolo capiremo anche molto bene perché…

Con il termine “cucina con penisola”, si intende indicare tutte quelle tipologie di cucina componibile caratterizzate dalla presenza di un piano di lavoro bifacciale (ovvero accessibile da due lati) che, essendo sporgente dal resto del top (da qui il nome “penisola”), può essere agevolmente usato come piano di lavoro aggiuntivo, se non come una vera e propria “zona pranzo” a se stante dove far colazione o consumare gli altri pasti in modo rapido.

Diretta emanazione delle cucine cosiddette “all’americana” che si sono cominciate a conoscere in Italia nel dopo guerra, grazie soprattutto  alla grande diffusione della televisione, questo modello specifico di cucina si distingue quindi dagli altri per la presenza di questa sorta di “sporgenza” o “protuberanza” che può essere aggiunta a tutte le tipologie di composizioni esistenti (ossia ad angolo, lineare, parallela o a ferro di cavallo), trasformando ognuna di esse in una “cucina con penisola”. Il risultato ottenuto è, come vedremo in queste pagine, un tipo di arredo estremamente funzionale e dalla valenza estetica assoluta. Tant’è vero che quella “con penisola” è uno dei tipi di disposizione più desiderata e popolare, specie per le cucine di più moderna concezione. Il motivo di questa preferenza però non è dovuto ne alla moda ne ad un fattore di tipo “ambientale” (cioè legata alla conformazione delle case attuali), bensì principalmente ad una motivazione “funzionale”.

Il Triangolo funzionale

E’ un fatto abbastanza noto (anche ai non addetti ai lavori) che, affinché una cucina componibile possa davvero essere considerata pratica e confortevole a tutti gli effetti, le attrezzature necessarie per ognuna delle sue principali funzioni andrebbero sempre distribuite nello spazio a disposizione, seguendo uno schema che viene detto del “triangolo funzionale”.

Per far sì che un progetto di cucina diventi oggettivamente perfetto, occorre che agli estremi di questo triangolo siano destinate le seguenti funzioni:

  1. La conservazione degli alimenti e delle suppellettili: da sempre si identifica questa parte funzionale con la cosiddetta “dispensa”, ma in realtà comprende l’uso del frigorifero, del congelatore  e dei vari contenitori accessori. Sono destinate a questo scopo tutte le colonne, le basi (ovvero i mobili bassi) ed i pensili (ossia, quelli alti appesi a parete) dove sia possibile stipare alimenti o oggetti.
  2. La preparazione dei cibi e la loro cottura: tutto ruota ancora attorno al “focolare”, adesso diventato il moderno “piano di cottura”, a cui sono oggi giorno accostati concettualmente anche tutti quei Top di lavoro indispensabili per poter cucinare o per utilizzare piccoli elettrodomestici, come robot da cucina, frullatori, macchine da caffè e quant’altro.
  3. Il lavaggio ed riordino: queste sono funzioni ovviamente legate al lavello. A quest’ultimo però sono abbinati oramai in pianta stabile anche altri importanti accessori come la lavastoviglie e la zona di raccolta differenziata del pattume.

In una cucina con penisola il triangolo funzionale è estremamente facile da collocare in quanto la sua conformazione “a golfo” o “ferro di cavallo”, crea naturalmente quegli spazi che sono necessari a disporre le tre zone operative più importanti. Con questo tipo di disposizione ci troveremo infatti in una situazione “ideale” in cui sono presenti, da un lato il frigo e la dispensa con i contenitori relativi e, sugli altri due, il lavello ed il piano di cottura. Ma non basta! Il vero asso nella manica delle composizioni di cucina con penisola sta proprio nel loro bancone il quale, oltre ad offrire se necessario di un ulteriore spazio su cui poter posizionare piano cottura o lavello, permette a chi ha già tali accessori disposti altrove, di poter contare su di un ampio piano di lavoro aggiuntivo.

Oltre a servire come piano d’appoggio infatti, l’elemento a penisola può essere utilizzato per ampliare la zona operativa o per assolvere ad altre numerose funzioni. La più comune è quella di banco snack per la colazione o in altri casi, di sostituzione vera e propria del tavolo da pranzo usato quotidianamente. A seconda della lunghezza e della profondità del piano, vi si possono ricavare da due a sei posti a sedere. Per esempio, se l’elemento in questione è lungo 120 cm e profondo 90, provvedendo a crearvi sotto lo spazio necessario per le gambe, possono pranzarvi dalle 3 alle 4 persone. L’importante è, come vedremo, poter lasciare in questi casi almeno 90/100 cm di spazio vuoto intorno alla penisola per potervi sedere con degli sgabelli e per girarvi intorno tranquillamente.

Viste le numerosissime mansioni che il bancone penisola può svolgere, si può dunque senza dubbio dire che il diagramma del triangolo funzionale, in una cucina di questo tipo, arriva a possedere addirittura un lato in più, da poter destinare all’attività che ci è più necessaria a seconda dei casi e a seconda degli spazi a disposizione.

Le domande preliminari indispensabili all’acquisto di una cucina con penisola

Come per tutte le altre tipologie, anche per ottimizzare l’organizzazione ed il progetto di una cucina con penisola occorre cominciare rispondendo ad alcuni basilari interrogativi che ci riguardano molto da vicino:

  1. Quanto spesso cuciniamo? Una volta o due al giorno oppure tre o quattro alla settimana?
  2. Di quanti fuochi (o fornelli) pensiamo di aver bisogno, per poter nutrire la nostra famiglia?
  3. Meglio per noi il piano di cottura a gas o quello elettrico ad induzione ?
  4. Quanto piano di appoggio pensiamo ci sia indispensabile per poter cucinare senza stress?
  5. Ci basterà un forno ventilato di ultima generazione oppure sarà meglio aggiungervi un microonde? O sarà forse più conveniente un unico forno dei più moderni multifunzione?
  6. Quanto ci occorre grande il lavello ? E quante vasche dovrà avere?
  7. Ogni quanto pensiamo di poter uscire a fare la spesa? Sapendo ciò potremo valutare lo spazio che ci occorrerà per le provviste da riporre nel frigo, nel congelatore e nella dispensa
  8. Di quante pentole, tegami, serviti e attrezzature pensiamo di dover disporre? Quali piccoli apparecchi elettrici utilizzeremo per cucinare?
  9. Ci piace avere in cucina una parte di mobilia (a giorno o a vetrina) in cui esporre, serviti, libri o oggetti?
  10. Dovremo poter disporre di una parte di piano in cucina dove poter pranzare o far colazione?

Già rispondendo a tali quesiti cominceremo immediatamente ad individuare quali sono le nostre priorità funzionali, quelli che saranno i contenitori necessari e potremo così già trarre qualche indicazione distributiva.

Deve essere comunque chiaro che, prima di immaginare una composizione o vagliare un progetto “ideale” di cucina con penisola, è però necessario fare i conti con l’ambiente che stiamo arredando e con le sue specifiche caratteristiche. Anche in questo possono esserci utili una serie di domande a cui rispondere circa le caratteristiche della nostra casa:

  1. Quanto sarà grande la nostra cucina componibile e quanti mobili potrà quindi contenere?
  2. Disponiamo di una cantina, di un ripostiglio o di una dispensa oltre ai volumi propri della cucina?
  3. Dovremo predisporre uno spazio per la lavatrice in cucina o potremo posizionarla altrove?
  4. Avremo da considerare ingombri particolari come caldaie, contatori, pilastri o canne fumarie sporgenti?
  5. Sarà possibile utilizzare un tubo di sfiato per i fumi della cappa?
  6. I vari allacciamenti ( acqua, gas e tubo di sfiato) potranno essere posizionati ovunque o dovranno sottostare ad alcune limitazioni?
  7. Nel nostro progetto andranno ad inserirsi anche aperture esistenti come porte e finestre?
  8. Esiste la necessità di chiudere la nostra futura cucina per  isolarla dal resto degli ambienti?
  9. In relazione alla luce (naturale e artificiale) che sarà presente in stanza, dove sarà più opportuno posizionare le varie zone di lavoro e pranzo?
  10. Lo spazio occupato dalla mobilia che ci stiamo immaginando, lascia facilmente accessibili e usufruibili le varie aperture o le zone funzionali?

Anche in questo caso, dalle risposte date a questi quesiti si potranno trarre informazioni fondamentali a immaginare la nostra futura cucina componibile con penisola e potremo finalmente iniziare a progettarla.

Come si progetta una cucina con penisola?

Indipendentemente dalla sua forma, oltre che dal “bancone” (che, ricordiamo, non sempre è utilizzato come “zona pranzo”), una cucina con penisola deve dunque necessariamente essere composta da uno spazio “conservazione”, una parte adibita a stivaggio per alimenti e stoviglie, una zona cottura, una lavaggio ed una parte di piano specifica per la manipolazione dei cibi.

Ciò significa ovviamente che ognuna di queste “posizioni” deve possedere delle caratteristiche peculiari. Trattandosi infatti di una tipologia di arredo prettamente funzionale, la cucina con penisola richiede una progettazione abbastanza rigorosa che deve partire dalla collocazione dei volumi più imponenti che la costituiscono.

La zona della conservazione dei cibi in una cucina con penisola è quella più ingombrante e per questo motivo è da prevedere all’inizio della composizione, accostata ad una parete, ma cercando di mantenerla nel contempo il più possibile vicino alle parti di piano d’appoggio dove avviene il lavaggio e la cottura, per ovvi motivi di comodità. Essa comprende il binomio frigorifero-congelatore e, dove lo spazio lo consente, una vera e propria “dispensa” costituita da un mobile alto di larghezza variabile dai 30 ai 90 cm, il quale può anche contenere il forno. Si tratta dei mobili più voluminosi della nostra cucina con penisola perché sono costituiti da degli elementi alti anche più di 2 metri, profondi fino a 60/65 cm che, proprio a causa della loro conformazione, vengono comunemente detti “colonne”. Le colonne in una cucina con penisola possono essere dunque generalmente suddivise in 4 tipologie: colonna frigo, colonna forno, colonna dispensa e colonna angolare. Quelle quasi sempre presenti in una cucina con penisola sono tendenzialmente le prime due, ovvero la colonna col frigo e quella con il forno, mentre per le altre il loro impiego è spesso subordinato alla presenza o meno dello spazio sufficiente al loro inserimento.

Ma perché i mobili a colonna sono così determinanti nel progetto di una cucina con penisola? Il motivo è in verità abbastanza facile da intuire: le colonne, essendo come abbiamo detto dei mobili alti, occupano dello spazio che altrimenti potrebbe essere impiegato per l’inserimento di una base con piano di lavoro. Ciò significa che la presenza o meno dei mobili a colonna, in una composizione di cucina, rischia di pregiudicare pesantemente la presenza e la comodità delle altre zone funzionali.

Una volta quindi individuato lo spazio più adatto ad ospitare le colonne, bisogna aver chiaro dove ci sarà possibile collocare il lavello ed il piano di cottura. Nel caso si stia progettando una ristrutturazione, ci sarà facile posizionare questi due accessori là dove, secondo proprio lo schema del “triangolo funzionale ” ci sembrerà più opportuno. Qualora però si debba progettare una cucina all’interno di un ambiente già “pronto”, saremo costretti ad adattarsi alle posizioni esistenti relative agli attacchi dell’acqua e del piano cottura. Su queste due posizioni occorre però fare una precisazione. mentre infatti per ciò che concerne gli attacchi dell’acqua la loro posizione è fissa ed obbligata e deve combaciare perfettamente con gli attacchi (carichi e scarico acqua) presenti sulla parete, per quello che riguarda il piano di cottura il discorso è un po’ diverso. Che si abbia infatti l’intenzione di collocare un piano di cottura ad induzione oppure uno a gas, per il loro posizionamento non è necessario addossarsi perfettamente ai punti dove sono posti l’allaccio del gas o quello elettrico, ma si può tranquillamente allontanarsi da essi anche di un metro. Ciò è possibile grazie alla lunghezza del filo elettrico e dello stesso tubo del gas, i quali essendo lunghi diversi centimetri permettono di spostarsi dai loro relativi allacci a parete quando è necessario.

Un discorso a parte è però in questo specifico caso quello relativo al tubo di sfiato della cappa. Anche se, nella nostra cucina con penisola,  ci sarà possibile infatti collocare il nostro piano di cottura un po’ distante dal suo relativo “allaccio a parete”, altrettanto non potrà dirsi per la cappa aspirante la quale, se deve essere allacciata ad un tubo di sfiato già predisposto, dovrà necessariamente essere posta in modo esatto là dove il foro di evacuazione dei fumi è stato previsto.

Come dovrebbe essere abbastanza evidente, fino a questo punto, la progettazione di una cucina con penisola non si differenzia molto da quella di tutti gli altri tipi di composizione. Dopo aver posizionato però i punti, per così dire, “salienti” della nostra cucina, occorre affrontare la progettazione del bancone penisola, verificando immediatamente la possibilità effettiva in stanza della sua collocazione. E qui viene il bello …

Le misure ideali di una cucina con penisola

In questo articolo vedremo molto bene  che, pur esistendo innumerevoli varianti disponibili di “bancone penisola”, la  collocazione di questo elemento è sempre subordinata alla presenza di uno spazio da lasciare completamente libero intorno ad esso, al fine di potervi girare comodamente intorno senza che esso diventi d’impiccio, anziché d’aiuto, a chi deve “vivere” la propria bella cucina componibile.

Cominciamo innanzitutto col chiarire che la profondità minima necessaria da lasciare libera, per poter lavorare davanti ad un piano di lavoro è di circa 80/90 cm. Questo assioma è assolutamente fondamentale e sta a significare che, indipendentemente dalle misure con cui possiamo immaginare o progettare il nostro bancone penisola, al su ingombro finale andranno aggiunti ben 180 cm di profondità per far sì di renderlo adeguatamente funzionale. Ma c’è tutto questo spazio nelle cucine degli appartamenti moderni ? Molto spesso no, ed è infatti per questo che la progettazione di una cucina con bancone penisola è così complicata. Facciamo un semplice esempio: se possediamo un ambiente cucina di dimensioni medie, in cui è previsto l’inserimento di una composizione angolare di circa 3 metri per due, una volta collocati nell’ordine,  le colonne, la zona cottura e quella lavaggio, ci accorgeremo ben presto che, nonostante tutti i nostri sforzi, non vi troveremo lo spazio necessario per inserirvi una penisola in quanto, architettonicamente, alcuni tipi di stanza non sono compatibili con la sua presenza. L’unica maniera davvero efficace per permettere l’inserimento di una cucina con penisola in un ambiente di dimensioni “normali” è quasi sempre quello di prevedere delle demolizioni, tali da permettere la creazione di stanze uniche “a pianta aperta”, capaci di fornire gli spazi funzionali necessari all’inserimento in questione, magari sfruttando parte di quelli destinati al soggiorno.

Cucina in legnoDel resto la cucina con bancone, così come quelle “con isola” è il tipo di composizione tipico degli open-space e degli ambienti giorno completamente aperti. La penisola in quei casi diventa infatti spesso la protagonista assoluta della stanza e, in qualche modo, la “amministra”, dividendola o aprendone gli spazi a seconda delle necessità. Di fronte agli spazi aperti di una zona giorno a pianta aperta ecco che la progettazione di una cucina con penisola diventa facile, quasi naturale. La penisola, cuore pulsante della casa, posta nel punto più notevole della casa assume una valenza tutta sua, che si evolve dalla sua naturale funzionalità di semplice “bancone” per elevarsi a vero e proprio elemento architettonico. E’ un po’ come se con un arredo si andasse a sostituire la presenza di un muro: la parete sparisce e gli spazi si illuminano aprendosi come per magia, attraverso una presenza “bassa” (il bancone penisola, appunto), discreta ma comodissima, sia come contenitore che come piano d’appoggio.

A quel punto il bancone penisola si trasforma in un “balcone” vero e proprio attraverso il quale, oltre che cucinare o pranzare, si può colloquiare, guardare la tv e interagire perfettamente con il resto della famiglia.

Ma allora quali sono le dimensioni ideali di un bancone penisola?

La verità è che non esistono affatto delle dimensioni “ideali” per uno “snack”. Una cucina può diventare a penisola anche con una semplice asse sporgente dal top, da ricavare magari come piano d’appoggio aggiuntivo. Tutto, anche in questo caso, è “relativo”. Abbiamo le dimensioni “esagerate” dei banconi penisola che comprendono piano di cottura o lavello, come pure abbiamo le ridotte proporzioni di un piccolissimo top sporgente da utilizzare come “snack” per far colazione la mattina. Quello che è veramente interessante è la grandissima versatilità di questo prodotto d’arredo così particolare. Nel proseguo di questo articolo potremo notare in quanti modi può essere utilizzata una penisola da cucina e in quante maniere è possibile allestirla. Ci sarà possibile visionare esempi di cucine con penisola talmente diversi gli uni dagli altri, quasi da disorientarci. Ma questo è il “bello” dell’arredamento, specie quando questo è frutto di ricerca, di innovazione e di grande creatività nel design.

Quali sono i materiali con i quali realizzare una cucina con penisola?

A questa domanda potrebbe apparire naturale e logico rispondere, elencando gli stessi materiali con cui può essere costruita qualsiasi altro tipo di cucina; in realtà però non è proprio così. La penisola è infatti quasi sempre un mobile “multifunzione” e in quanto tale andrebbe costruito utilizzando delle materie prime adatte ad ognuna delle mansioni che il bancone è chiamato a svolgere nel caso specifico.

Stiamo progettando una penisola dotata di ante, cestelli e altri contenitori sottostanti? Dovremo allora preoccuparci di scegliere dei frontali pratici e robusti, tanto da sopportare tranquillamente l’uso quotidiano che dovremmo farne, come possono essere ad esempio quelli in laminato o HPL.

Il nostro sarà un bancone da utilizzare come piano di lavoro? E’ senza dubbio allora necessario prevedere di collocarvi un tipo di top che, come per il resto della cucina, sappia resistere bene ai tagli, agli urti ed al calore, essendo destinato alla preparazione dei cibi. E’ se il nostro è invece un semplice piano d’appoggio da utilizzare per cenarvi o far colazione? Beh in quel caso il discorso cambia e proprio come avviene per la scelta di una tavolo da pranzo potremo in qual caso optare per dei materiali anche più “caldi” e morbidi come il legno o il laminato finto legno, oppure più originali ma delicati come il vetro o la pietra.

Tutto va insomma deciso in relazione alla funzione che ogni elemento specifico della nostra penisola dovrà svolgere. In tal maniera potremo contare su di un mobile che resisterà nel tempo e saprà rispondere adeguatamente ad ogni tipo di sollecitazione.

Iniziamo ora col vedere i diversi tipi di penisola esistenti in commercio ed ad esaminarne per ognuno le sue peculiari caratteristiche.

Penisola con zona pranzo ad altezza tavolo

Partiamo questa volta con la nostra rassegna da una tipologia di arredo non molto comune, ma certamente assai interessante.

E’ certamente chiaro alla maggior parte delle persone che uno degli utilizzi più diffusi e “popolari” della penisola è quello che ne prevede l’impiego come “snack”, ovvero come piccola zona pranzo da inserire in cucina per tutti gli utilizzi quotidiani. Le dimensioni però spesso molto limitate degli appartamenti moderni fanno sì che, specie in alcuni casi, questo crei il disagio di dover obbligatoriamente decidere se posizionare in stanza il bancone, al posto del vero e proprio tavolo da pranzo. E’ importante infatti sapere che le due tipologie di arredo non sono esattamente equivalenti. Il bancone infatti ha un’altezza di solito pari a quella del top da cucina (circa 90 cm) e si utilizza dunque per pranzare tramite degli sgabelli alti (circa 65 cm) che permettono di rimanere seduti più in alto rispetto ad una sedia. Il tavolo, al contrario ha un altezza che varia dai 73 ai 78 cm e può essere usato con delle normali sedie. La differenza principale sta nella comodità di seduta: mentre infatti il bancone snack (come suggerisce la parola stessa) è essenzialmente progettato per dei pranzi veloci, il tavolo è fatto apposta per permettere alle persone di potervi stare seduti a pranzare confortevolmente per più tempo. Ciò lo si nota principalmente quando in famiglia sono presenti, ad esempio, degli anziani o dei bimbi piccoli. In entrambi questi casi la presenza di un piano ad altezza tavolo in cui poter mangiare con comodità (e maggior sicurezza) risulta veramente indispensabile ed obbliga spesso alla rinuncia del bancone penisola. Al fine di risolvere questa situazione è possibile però dotare le composizioni di una penisola che, anziché avere l’altezza tipica del top da cucina (90 cm), possiede quella del tavolo da pranzo, in modo da essere utilizzata con delle normalissime e comode sedie.

Nel caso specifico qui fotografato, ad esempio, tale soluzione è stata sviluppata, applicando un piano in legno dal forte spessore al fianco della “vera” penisola della cucina. Questa superficie, che in tal posizione diventa un tavolo da pranzo a tutti gli effetti, viene sostenuta dalla penisola stessa, nei punti dove essa vi è ancorata, e da una solida gamba in acciaio posta al centro al fine di sopportare egregiamente qualsiasi sollecitazione. Con questo sistema si ottiene un piano d’appoggio “uso pranzo” che si presenta come fisso e integrato saldamente con la penisola stessa, vi sono però come vedremo dei casi in cui la zona pranzo può essere realizzata in modo da funzionare come un corpo a se stante e per questo completamente indipendente dal resto della cucina pur apparendovi unito.

Anche in questa, come in molte altre situazioni, è il design a rispondere egregiamente alle esigenze delle persone, grazie all’intuizioni creative dei progettisti e degli altri professionisti dell’arredo.

Cucina colori chiari penisola

Penisola con mobili “base” sottostante

Quando si pensa ad una cucina con penisola, ci si immagina solitamente una composizione i cui mobili bassi (quelli in gergo chiamati “basi”) in qualche modo fuoriescono dalla loro classica posizione “a parete”, per formare una prominenza che si presenta come un vero e proprio “prolungamento” degli stessi mobili della cucina. E, in effetti, questa è da considerarsi la versione più comune e certamente più conosciuta della “cucina con penisola”, tant’ è vero che i vantaggi che contiene in se questo tipo di composizione sono talmente numerosi da doverli prendere attentamente in esame.

Se si domandasse a un campione di 100 famiglie quale intervento desidererebbero per migliorare la loro cucina componibile, probabilmente le risposte si concentrerebbero nella stragrande maggioranza dei casi su due temi principali: il desiderio di avere un maggiore spazio interno ai mobili ed un più ampio piano di lavoro. Ecco perché, la penisola da cucina, specie quando è progettata con l’impiego di mobili contenitori sottostante, può rappresentare in questo senso una vera e propria “panacea” di tutti i mali ed è per questo motivo che questa versione di bancone è probabilmente da considerarsi il più desiderato ed il più diffuso.

Si tratta a tutti gli effetti di una serie di mobili bassi da cucina, dotati di una profondità variabile a seconda dello spazio disponibile, che invece di essere collocati a parete come il resto delle “basi”, viene orientato verso il centro della stanza in maniera da formare appunto una specie di “penisola”, la quale può essere per questo usata, a seconda dei casi, come contenitore o come piano d’appoggio. E’ proprio la molteplice valenza di questo tipo di arredo a renderlo così appetibile! Un mobile composto in questo modo infatti, mentre da un lato risolve i problemi di spazio interno e di lavoro, dall’altro diviene un comodo divisorio per stanze giorno open-space, oppure un comodo strapuntino dove poter far colazione o pranzare velocemente. Tre funzioni in una per un mobile davvero bello ed elegante.

Bancone penisola con spazio per piano di cottura

Le penisole delle cucine moderne possono anche risolvere alcuni problemi riscontrabili in fase progettuale durante l’inserimento dei vari elettrodomestici. Il caso più comune è quello delle cucine angolari in cui, spesso a causa della presenza di più mobili a colonna (proprio come avviene nell’esempio fotografato), ci si trova in difficoltà nel riproporre progettualmente lo schema del famoso “triangolo funzionale” di cui parlavamo proprio all’inizio. Il motivo è facile da intuire: se una parete su due è interamente occupata dalla zona “contenimento e conservazione”, in una cucina angolare si è costretti per forza a collocare sia il lavello che il piano di cottura poggiandoli sul muro libero rimanente. Questo, fino a poco tempo fa era facilmente possibile, ma ormai da una ventina di anni orsono, la presenza costante della lavastoviglie nelle cucine componibili moderne ha comportato un maggior impiego delle spazio interno alle basi, cambiando definitivamente gli spazi necessari per collocare la zona “lavaggio”.

Come se non bastasse di recente si sono aggiunti a questa parte di cucina altri accessori divenuti necessari, i quali altri non sono che i contenitori con cui è possibile differenziare la raccolta del pattume e che solitamente risiedono proprio nel mobile del sotto-lavello. Tutto questo insieme di elementi (lavello-lavastoviglie-cesti per la raccolta differenziata), ha aumentato la dimensione della zona lavaggio tanto da impedire quasi sempre di poter alloggiare su di un unica parete sia la zona lavaggio che quella destinata al piano di cottura. In queste situazioni un notevole aiuto può essere offerto proprio dal bancone penisola in quanto, essendo anch’esso costituito da delle “basi” fatte più o meno come quelle collocate “a parete”, può tranquillamente servire per inserirvi una zona cottura completa e pratica.

Per operare una scelta di questo tipo è importante però sapere che occorre risolvere preliminarmente alcune questioni per conoscere la reale fattibilità del progetto. Gli allacci necessari al piano di cottura infatti, in una cucina “normale” sono solitamente posizionati a parete, ciò significa che occorrerà innanzitutto sapere se l’attacco relativo al nostro piano di cottura (tubo del gas o presa elettrica nel caso del piano ad “induzione”) può essere in qualche modo “allungato”, fino a raggiungere la nuova posizione del piano di cottura sul bancone della penisola.

Oltre a questo esiste un’altra problematica piuttosto importante che è relativa al tubo di sfiato della cappa. Anche quest’ultimo infatti, come tutto il resto degli allacci di un ambiente cucina, è solitamente posto “a parete”, ma mentre per il gas e l’elettricità è abbastanza facile spostare le tubature necessarie là dove sarà inserito il bancone con il piano di cottura, non è altrettanto così per il foro di evacuazione dei fumi. Il tubo di sfiato di una cappa deve essere posizionato “a soffitto” e collocato esattamente al centro dello spazio che il piano di cottura occupa nella penisola. Per fare questo, a meno che non si stia progettando una nuova costruzione, implica l’adozione di una serie di “escamotages” tali da consentire alla tubatura dei fumi di raggiungere l’esterno dell’abitazione. Uno dei sistemi più usati in caso di ristrutturazione è quello che prevede la costruzione di un controsoffitto in gesso alleggerito (detto in gergo cartongesso) fatto in maniera da nascondere la tubatura necessaria per tutta la sua lunghezza. Tale ribassamento, oltre a servire al passaggio, può risultare utile per alloggiarvi dei faretti o una qualsiasi altra tipologia di illuminazione al led.

Per ultimo vi è poi da affrontare, per questo tipo di cucine con penisola,  un aspetto “sicurezza” che è importantissimo non sottovalutare. Il piano di cottura infatti, nelle cucine componibili “normali” è quasi sempre posizionato “a parete”, ovvero incassato in un mobile base appoggiato ad un muro della nostra cucina, così come avviene da secoli. Quando però questo elettrodomestico viene posizionato su di una penisola, si determina spesso una situazione in cui tutti e quattro i lati del suo perimetro rimangono “scoperti” ciò privi di qualsiasi protezione che possa prevenirne gli accessi involontari. Ciò sta a significare che quando si colloca un piano di cottura su di una penisola occorre fare in modo che, specie se si utilizza una parte del bancone anche per far colazione o per pranzare, l’elettrodomestico sia separato dal resto del piano con uno opportuna paratia in vetro o metallo. Proviamo a pensare infatti a che cosa potrebbe accadere nel malaugurato caso in cui si dovesse sedere vicino al piano di cottura un bimbo che, nel fare colazione sul nostro bancone penisola, si avvicina inavvertitamente troppo ai fuochi, specie quando quest’ultimi sono accesi, oppure  sono stati spenti da poco. Grossi guai che è assolutamente obbligatorio prevenire ed evitare.

Quando si progetta una cucina con penisola in cui è incassato un piano di cottura, quindi, bisogna fare assolutamente attenzione che il relativo top sia sufficientemente profondo, da tenere l’elettrodomestico distante dal bordo posteriore quanto basta a renderlo sicuro e, possibilmente, fornire il retro del piano di cottura di una protezione, in maniera da evitare ogni tipo di contatto accidentale.

La penisola con mensola bancone aggiunta

Fra i tanti utilizzi e vantaggi insiti nell’utilizzo di una cucina con penisola vie è senza dubbio quello legato alla sua funzione di “bancone snack” ovvero di luogo predisposto alla consumazione di pasti veloci.

I motivi di questo successo sono principalmente derivati da tre fattori: le dimensioni e la conformazione delle case moderne e l’evoluzione sociale degli stili di vita della famiglie.

A proposito della prima causa, abbiamo avuto più volte modo di vedere, anche attraverso queste stesse pagine, come siano cambiate le sembianze degli alloggi italiani da qualche decennio a questa parte. Non più stanze “giorno” e cucine separate, in cui ogni ambiente è perfettamente definito, bensì spazi aperti, unici, in cui gli arredi convivono integrati ed in cui una cucina a penisola, proprio per le sue stesse caratteristiche, può rappresentare un elemento capace di integrarsi benissimo in questa nuova tipologia di ambiente open-space.

Oltre a questo c’è un aspetto legato profondamente al “sociale” il quale è relativo al tempo sempre più limitato in cui le persone “abitano” ed utilizzano le proprie case.

Prima, specie nell’immediato dopo-guerra, la casa era il presidio della “massaia” dalla quale dipendeva l’economia domestica e i metodi di utilizzo di ogni abitazione. Il marito partiva presto per andare al lavoro, mentre la moglie spesso sacrificava la propria indipendenza alla famiglia, facendo della casa il proprio luogo di lavoro, in cui la cura dei figli, l’ordine e la pulizia degli ambienti erano da considerarsi una vera e proprio “occupazione” (anche se non remunerata). I tempi lenti e “rarefatti” di quell’epoca consentivano alle famiglie di ritrovarsi quotidianamente intorno ad un tavolo per il consumo anche di tre pasti: colazione, pranzo e cena. Poi per fortuna, la donna ha raggiunto una propria più compiuta indipendenza, ha potuto recarsi al lavoro anche lei come il marito (purtroppo comunque gravata quasi sempre degli impegni filiali, ma comunque libera di guadagnarsi da sola la vita) e tutto ciò ha ridotto notevolmente la presenza delle persone nelle abitazioni.

Adesso, la frenesia legata ai mille impegni familiari ha reso talvolta assolutamente necessaria la creazione di spazi appositi in cui, invece di sedersi comodamente, si possa consumare pasti molto più velocemente, in maniera da avere il tempo per andare al lavoro, magari dopo aver accompagnato i figli a scuola o dai nonni.  Per fare questo che cosa può esserci di meglio di un bancone penisola, magari costituito, come nel caso qui fotografato, da una semplice mensola sporgente che possa, quando necessario, trasformarsi comodamente in un piano su cui potersi velocemente appoggiare, magari seduti su degli alti sgabelli proprio come si è soliti fare al bar?

Quello qui mostrato nella foto è un piano in legno che è stato “aggiunto” e fissato all’esistente top della cucina, in modo da renderlo assolutamente “evidente” e definire in questo modo esattamente lo spazio che è stato destinato alla consumazione veloce dei pasti. L’innovazione sta nell’aver inserito un “corpo” così estraneo al resto della composizione tanto da elevarlo quasi a “scultura” all’interno di un progetto “minimale” come è spesso quello di una cucina con penisola. A questo stesso scopo è possibile prevedere anche l’uso di materiali molto particolari con cui costruire una mensola sporgente ad uso bancone. Fra questi sicuramente possono essere citate le pietre naturali come il marmo ed il granito, ma anche i vari tipi di laminati che esistendo oggigiorno in ogni foggia e colore consentono senza dubbio inserimenti molto originali ma dal modico costo.

Bancone penisola con funzione di divisorio

Delle tante proprietà della penisola abbiamo già parlato e lo abbiamo fatto sottolineando la “valenza architettonica” di questo arredo specie nei moderni ambienti giorno “a pianta aperta”,  in cui può assumere speso il ruolo di assoluto protagonista.

Vi sono però alcune circostanze in cui il bancone di una cucina con penisola si rivela utile a risolvere situazioni, nelle quali la sua funzione di “divisorio” diventa assolutamente primaria.

E’ questo il caso dell’esempio qui fotografato in cui anziché rendere sfruttabile la penisola da entrambi i suoi due lati, come piano di appoggio o di lavoro, si è preferito abbinarvi uno scaffale “bifacciale”, in maniera da farla diventare una separazione “fisica” a tutti gli effetti. Il colore blu della piccola libreria appoggiata alla penisola ha la specifica funzione di rendere perfettamente evidente un elemento d’arredo che, pur se collocato in un luogo di per se piuttosto inusuale, trova la sua perfetta giustificazione, soprattutto in relazione al piccolo ambiente giorno che gli è stato creato proprio accanto. Con questo sistema, la penisola va a perdere la sua principale caratteristica di “bancone snack”, per assumere un ruolo inedito ma molto funzionale attraverso il quale si riesce a creare un vero e proprio “angolo cottura” molto definito e perfettamente visibile, all’interno della “zona giorno” di questo piccolo trilocale. Nel caso specifico quindi la penisola è stata utilizzata per separare la cucina da una piccola “zona lettura” posta accanto alla libreria blu, ma si può tranquillamente immaginarne un uso che sfrutti la stessa idea per separare una zona pranzo dotata di tavolo e sedie.

Le zone giorno “a pianta aperta”, in effetti, soffrono a volte del fatto che la loro conformazione rende abbastanza difficile una suddivisione, anche solo concettuale, delle varie zone funzionali in cui deve essere necessariamente suddivisa una stanza di questo tipo.

Il poter già contare quindi, su di un elemento d’arredo così importante come la penisola, sfruttandone le caratteristiche per  rendere l’ambiente più delineato e suddiviso, può essere da stimolo anche per altre numerose idee d’arredo. Pensiamo ad esempio a quelle stanze in cui l’ingresso è posizionato molto vicino all’angolo cottura ed in cui, per questo motivo, sarebbe abbastanza difficile entrare senza trovarsi di fronte immediatamente i mobili stessi. Anche in questa circostanza la penisola di una cucina componibile può rivelare la sua utilità, anche se presa in considerazione solo quale “appoggio” per la collocazione di elementi d’arredo, come librerie, credenze o mobili bassi, da utilizzare come “divisori”.

Cucina con penisola con zona lavaggio inserita

Quando si immagina una cucina componibile si tende quasi sempre a collegare l’idea di “penisola” con quella di una breve appendice di piano di lavoro, completa di mobili sottostanti o meno, che si dirama dal top principale formandone una sorta di “aggiunta”. In realtà non è sempre così,

Vi sono circostanze infatti in cui la penisola diventa protagonista assoluto della cucina, anche a livello dimensionale, occupandone buona parte della sua superficie. Si tratta di tutti quei casi in cui, principalmente negli ambienti “open-space”, si tende a evidenziare la zona cucina tramite degli arredi, che non ne determinino solo la funzione ma che abbiano anche la mansione di definirne esattamente gli spazi.

L’idea che sta alla base di questi progetti è più o meno la stessa che porta all’adozione delle cucine cosiddette “ad isola”, ovvero quel concetto che induce a immaginare l’arredo cucina, non come una serie di elementi fini a se stessi, bensì come una sorta di palcoscenico, o “punto d’avvistamento” da cui chi utilizza quella parte di casa così importante può interagire continuamente col resto del mondo. Una dimensione dunque estremamente “social” della cucina con penisola la quale comporta dunque una serie di difficoltà progettuali tipiche che è bene aver molto chiare.

Partiamo quindi con l’esaminare quelli che sono oggigiorno gli accessori tipici di una “zona lavaggio”. Essa si compone principalmente da 3 elementi: il lavello, la lavastoviglie e il contenitore per la “raccolta differenziata”. Quando una zona lavaggio è inserita in una penisola, essa non differisce molto da una stessa posta “a parete”, ossia nella sua posizione più comune. Quello che cambia, e di molto, sono al contrario le sue predisposizioni (o allacci, o attacchi tecnologici), in quanto una penisola, non essendo appoggiata al muro, se non per uno solo dei suoi due lati corti, non consente spesso di poter usufruire della parete per alloggiarvi le tubature dei carichi (acqua calda e acqua fredda) e dello scarico.

Avviene così che tali tubature, per raggiungere il lavello e la lavastoviglie, devono necessariamente partire dalla parete più vicina e “viaggiare” attraverso il pavimento o i mobili stessi per raggiungere la zona lavaggio. Questo “spostamento” per ciò che concerne l’elettricità ed i carichi dell’acqua, non comporta nessuna difficoltà; lo stesso non può dirsi però per ciò che concerne la tubatura di scarico, la quale, avendo la necessità di possedere quel minimo di “pendenza” tale da permetterle di non otturarsi con facilità, deve essere quasi sempre “incastrata” presso lo schienale del mobile bancone della penisola, in maniera da poter raggiungere la sua corrispondenza a parete ed i relativi pozzetti di ispezione.

Un altro importante aspetto da considerare quando si decide di allestire in cucina una penisola con zona lavaggio è certamente quello dimensionale. A differenza di ciò che avviene per l’incasso del piano di cottura infatti, l’alloggiamento di una zona lavaggio prevede l’occupazione di un vasto volume sottostante al bancone. Tale volume è essenzialmente costituito dal cosiddetto “mobile sotto-lavello” e dalla lavastoviglie. Per ciò che riguarda quest’ultima, lo spazio occupato è sempre lo stesso ed è corrispondente ad  un parallelepipedi le cui larghezza e profondità sono pari a circa 60×60 cm.

Lo spazio legato alla cosiddetta “base sotto-lavello”, fino a pochi anni fa era strettamente legato alle sole dimensioni del lavello stesso. Ciò stava a significare che, se il lavello possedeva una sola piccola vasca si poteva pensare di incassarlo in un mobile della penisola di 45 o 60 cm di larghezza e che, se la contrario avevamo da incassare una vasca grande o due di quelle piccole, il nostro sotto-lavello avrebbe occupato una larghezza del bancone di 90 o più centimetri. Da qualche anno a questa parte, tutto ciò non è più sempre vero, a causa soprattutto della diffusione dei contenitori per la raccolta differenziata i quali, essendo quasi sempre alloggiati proprio sotto al lavello, arrivano sempre ad occupare una larghezza di 90 cm almeno, anche nel caso dei mobili con penisola.

Tali ingombri risultano spesso abbastanza indigesti in cucine con penisola dotate di dimensioni normali, se a questo poi si aggiunge anche il fatto che la presenza del lavello all’interno di un bancone pregiudica molto spesso (quasi sempre) la presenza di una “scolapiatti”, ecco che ci si accorge della difficoltà che questo tipo di cucina con penisola trova nella sua diffusione presso il “grande pubblico”.

Penisola con scaffalatura retro bancone

Nell’ambito di una zona giorno open-space, oppure di una stanza in cui la cucina con penisola abbia anche una funzione di “divisorio”, può rendersi estremamente utile l’uso di elementi speciali, pensati e costruiti in modo da unirsi agli altri componibili allo scopo di rendere innovativo e originale anche un mobile strettamente funzionale come è appunto il bancone penisola.

Si tratta di componenti quasi sempre “a giorno” che possono variare per forma, dimensioni e materiali, a seconda dello scopo per cui vengono progettati. Le versioni più diffuse sono quelle “a scaffale”, come quella qui fotografata e di cui fra poco parleremo ma non mancano soluzioni che prevedono l’impiego di “cubolotti”, di vani a giorno di diversi materiali e misure (come vedremo poi in un successivo paragrafo), così come di mobiletti chiusi dotati magari di un estetica inusuale.

Lo scaffaletto retro penisola qui fotografato, ad esempio, è costituito da delle sottili spalle in alluminio di colore nero, le quali fungono da supporto ad una serie di ripiani predisposti per alloggiare delle bottiglie oppure degli oggetti da cucina. Il tutto viene tenuto insieme da una coppia di schienali che hanno la funzione, sia di rifinire il retro del bancone penisola, sia di rendere solidamente stabili gli scaffaletti a giorno.

Un’altra soluzione utilizzata a questo stesso scopo è quella che prevede la costruzione di una serie di mensole che, una volta applicate allo schienale della penisola, offrono un effetto decorativo molto importante, oltre ad rendere disponibile una notevole superficie di appoggio dopo possono trovar posto tante suppellettili.

Quello che è importante precisare, per questo e tutti gli altri casi simili, è che la particolare conformazione del bancone , per dare un minimo di senso logico a questo tipologia di allestimento, non dovrebbe prevedere l’uso della penisola come piano snack (quindi con la relativa sporgenza da utilizzare tramite degli sgabelli per pranzare), per non rischiare di urtare inavvertitamente con le gambe o i piedi gli oggetti contenuti negli scaffali presenti sul retro del mobile.

Penisola con doppia profondità sfruttabile

Anche questa, come quella precedente, è una classificazione di cucina con penisola il cui bancone non è pensato per pranzare o far colazione, bensì come mobile contenitore dotato di piano di lavoro. Questo speciale modello di penisola infatti, prevede uno sfruttamento assolutamente completo del suo volume interno, il quale viene utilizzato tramite due file di aperture: una posta anteriormente ed una posteriormente al mobile stesso.

A livello tecnico non si tratta altro che dell’accostamento di due mobili “base” da cucina, uniti insieme dal lato dello schienale, che una volta congiunti, possono andare a formare una penisola profonda 90 o più cm.

E’ un mobile particolarmente adatto a quelle situazioni in cui la cucina, dovendo essere sviluppata longitudinalmente per la mancanza di spazio in larghezza, viene progettata in modo da impiegare in profondità tutto lo spazio disponibile. E’ ovvio che, in questa situazione, viene a mancare la rispondenza del progetto all’insieme di regole del “triangolo funzionale”, che stanno alla base della progettazione di una cucina con penisola, il risultato ottenuto però non manca di possedere numerosissimi vantaggi. Il principale, indubbiamente, è quello legato alla presenza degli spazi interni ai componibili della cucina, i quali, in questo caso specifico possono tranquillamente arrivare a raggiungere dei volumi in taluni casi addirittura doppi, rispetto a quelli ottenibili con una cucina in cui è presente un bancone snack.

I conti sono facili da fare: se si considera infatti la profondità “normale” dei mobili bassi di una cucina (ovvero le cosiddette “basi”) si può contare su di una profondità interna di circa 60 cm da utilizzarsi per l’alloggiamento di pentole, stoviglie, alimentari, piccoli elettrodomestici e tutte quelle altre suppellettili che possono dirsi indispensabili in cucina. Se a questa già notevole profondità, si riesce anche ad aggiungere quella relativa ad degli altri mobili base uniti insieme a formare una penisola, ecco che il risultato diventa quasi eclatante. Nella maggior parte dei casi si tratta di mobiletti “aggiunti” aventi una profondità di circa 30/35 cm in modo da costituire banconi penisola dalla profondità di circa 90/100 cm; non sono però rari quelle circostanze in cui, con molto spazio a disposizione, si riesce addirittura a “raddoppiare” nel vero senso della parola, i mobili “base” di una penisola, fino a raggiungere profondità superiori anche ai 120 cm totali.

E’ bene precisare che queste due differenti profondità, relative ai mobili retro-bancone, presuppongono un utilizzo differente dei relativi mobiletti componibili. Nel primo caso infatti, la misura di 30 o 35 cm, la stessa tipica dei pensili da cucina, comporta un utilizzo fatto tramite della ante utili a contenere piatti o stoviglie di ridotte dimensioni, mentre la seconda, ovvero i 60 cm di una normale base, consente lo sfruttamento delle basi poste dietro la penisola anche tramite cestelli o cassetti estraibili di grande capacità e comodità.

Penisola bassa ad altezza panca

Al contrario di ciò che accade per la tipologia di penisola descritta nel precedente paragrafo, esistono contesti in cui la presenza di un adeguato spazio interno ai mobiletti, non risulta importante tanto quanto la funzionalità di divisorio che il bancone di una cucina possiede, quasi “naturalmente”.

Stiamo parlando anche in questo caso di tutte quelle situazioni in cui, in ambienti giorno a pianta aperta oppure in stanze particolarmente grandi si ha la necessità di separare e magari in qualche modo di evidenziare, l’angolo cucina al fine di distinguerlo funzionalmente dal resto del soggiorno. Nella circostanza in questione però, a differenza di tutte quelle che abbiamo avuto di osservare finora, non sarebbe opportuno utilizzare divisori troppo alti o imponenti, come possono alcune volte risultare i banconi delle cucine a penisola. Per tale motivo, al posto di questo modello di mobile si preferisce a volte optare per una versione di “penisola” che, invece di prevedere l’utilizzo di un bancone, è predisposta ad essere sfruttata come una sorta di “panca”, o meglio ancora, di “cassa panca” bassa.

Il risultato complessivo si rende particolarmente adatto ad essere usato in quelle situazioni in cui, sia per la vicinanza dell’ingresso dell’abitazione, sia per la prospicienza di alcuni mobili imbottiti, è preferibile accostare il resto della mobilia esistente ad un volume dotato di un basso “impatto visivo”, piuttosto che ad un mobile troppo grande e massiccio. Da notare è infatti l’estrema “leggerezza” di questa configurazione la quale, in taluni casi, può essere addirittura pensata come una vera e propria “seduta”, magari accostata ad un tavolo da pranzo di dimensioni adeguate. Si tratta quindi di una soluzione che, pur non prevedendo l’adozione di un bancone snack, può consentire comunque di allestire una zona pranzo assolutamente completa e funzionale e posta molto vicino all’angolo cottura, dove cioè può risultare più comoda e raggiungibile.

Penisola con piano snack sagomato

Quello che caratterizza maggiormente le cucine componibili moderne sono probabilmente tutte quelle soluzioni “su misura” che ormai ogni azienda produttrice prevede al fine di completare la propria gamma e soddisfare una sempre più ampia platea di possibili clienti.

A questo scopo le industrie si sono dotate di macchinari appositi che permettono loro delle lavorazioni realizzate “al millimetro” che fino a pochi decenni fa era addirittura impensabili. Questa  innovazione tecnologica, ruota quasi sempre intorno al variegato mondo delle cosiddette “macchine a controllo numerico” e, nell’ambito di quella che è a produzione delle cucine componibili, si concentra principalmente sulle lavorazioni riguardanti la costruzione dei mobiletti componibili e dei “top unici” (anche detti “piani di lavoro continui”. E’ facile dunque immaginare come può risultare utile a chi progetta cucine, questa serie di innovazioni tecnologiche, fra l’altro, sempre in continua evoluzione, che permette di realizzare personalizzazioni fino a poco tempo fa ad esclusivo appannaggio degli artigiani.

A proposito delle penisole, la possibilità di utilizzare macchinari capaci di costruire piani di lavoro di ogni forma e dimensione, immaginabili e progettabili tramite computer, ha reso particolarmente interessante la produzione dei banconi snack. Oggi, tramite i dispositivi  “Cam-Cad” di ultima generazione è infatti diventato molto facile fabbricare dei piani “sagomati”  anche in forme estremamente bizzarre ed originali. Come avviene tramite le abili mani degli artigiani, anche attraverso l’uso di tecnologie avanzate è diventato un’abitudine consolidata quella di fornire quindi le penisole di top costruiti, plasmando la loro forma a seconda dello spazio a disposizione, senza dover sottostare a nessun limite di progettazione o produzione. Banconi sinuosi, grandi cerchi, angoli stondati e sagome estrose, possono diventare in questo modo dei veri e propri elementi caratterizzanti, capaci già da soli di rendere ogni cucina con penisola un oggetto unico e personalizzato fino al più piccolo particolare.

Per i materiali? Nessun problema: i piani snack da penisola sagomati a misura, possono essere prodotti, grazie alle stesse simili tecnologie,  in laminato come in legno massello, in quarzo come in vero marmo, fino ad utilizzare i più recenti materiali tecnologici come il gres porcellanato o l’HPL.

Penisola con inseriti cubolotti e vani a giorno

Nell cucine moderne, il bancone snack fa delle sue forme originali dal disegno sobrio e pulito il suo miglior biglietto da visita. Concepita  come frutto di un sistema modulare (proprio per questo le cucine si chiamano appunto “componibili”), la penisola è inoltre in grado di risolvere in modo armonico e funzionale qualsiasi spazio. Il fattore che però rende questo tipo di mobile così universale non risiede solo nella libertà progettuale che consente, ma anche nelle molteplici varianti di forme, colori e materiali che si possono avere a disposizione quando si compone una cucina con penisola.

Del resto abbiamo avuto modo di vedere abbastanza spesso anche attraverso queste nostre rubriche, quanto il minimalismo formale proprio degli arredi moderni, pur essendo esteticamente inattaccabile, è a volte causa di un design troppo ripetitivo, monotono e fini a se stesso, che necessita sempre di alcuni piccoli tocchi di creatività ed originalità per poter emergere dalla massa dei prodotti e potersi esprimere al meglio.

Proprio allo scopo di migliorare e differenziare ogni cucina, anche per ciò che concerne le penisole ed i banconi, i designers e le aziende produttrici hanno iniziato dunque ad inserire in gamma dei prodotti che, pur mantenendo il loro disegno essenziale e le sue forme compatte, grazie ad un originale uso del colore ed ad un progetto accurato di alcuni elementi, riescono egregiamente a diventare il vero fiore all’occhiello di ogni composizione.

E’ questo ad esempio il caso della penisola fotografata in quest’immagine, in cui, anziché scegliere di riempire il retro del bancone con la solita fila di mobiletti, si è preferito interrompere la linea progettuale dell’insieme, inserendovi proprio nel mezzo una simpatica composizione di piccoli vani a giorno colorati. Si fa in tal modo emergere quello scopo “decorativo” che nel bancone penisola si tende talvolta a dimenticare, privilegiando invece gli aspetti puramente funzionali. Basta immaginare lo stesso tipo di penisola, privo dei mobiletti a giorno che lo caratterizzano, per capire quanto la qualità dei prodotti e del loro design può risultare importante per chi si approccia all’acquisto di arredi così importanti. La “bontà” di una cucina componibile infatti, non è data solo dalla solidità dei suoi elementi o dalla resistenza dei materiali con cui è costruita, bensì anche dalla disponibilità di prodotti e personalizzazioni, capaci di rendere ogni composizione unica, originale e per questo irripetibile.

Penisola con mensola bancone snack ribassata

Dettaglio alto cucina con penisolaLa logica di creare una piccola zona pranzo all’interno dell’angolo  cucina si basa su ragioni di semplice comodità. Come abbiamo visto, gli orari di lavoro e gli stili di vita moderni, hanno ridotto di molto i momenti in cui la famiglia (nelle sue forme più disparate) può utilizzare il proprio tempo per sedersi e pranzare tutta insieme. Ecco il motivo per cui, ai componibili delle cucine si aggiungono sempre più spesso delle mensole o dei piani sporgenti, che possono essere utilizzati per consumare interi pasti, così come per fare rapidamente colazione o merenda.

Gli indiscutibili vantaggi della penisola in cucina, cozzano però alcune volte con la praticità del quotidiano. Ci riferiamo soprattutto a quelle circostanze in cui la classica soluzione del bancone “snack”, risulta poco compatibile con l’età di chi deve utilizzarla o con la tipologia di uso che se ne intende fare.

Il problema è prettamente ergonomico: per sedere e consumare pasti su di un bancone penisola di altezza standard (circa 90 cm), occorre utilizzare degli sgabelli con la seduta alta da terra 65 cm, ben 15/20 cm in più di una normale sedia. Ciò sta a significare che chi, come la maggior parte delle persone, è abituato a sedersi ad un comodo tavolo per mangiare, può trovarsi un po’ in imbarazzo a dover pranzare in posizione rialzata.

La soluzione mostrata in questa foto, prevede la realizzazione di una sporgenza ad uso bancone “snack” che, a differenza di ciò che avviene solitamente, non è posizionata più o meno alla stessa altezza del top della cucina, ma viene collocata più bassa di 15/20 centimetri circa. Questo tipo di bancone cerca dunque di risolvere il problema relativo all’uso degli sgabelli “alti” che, come abbiamo visto, è tipico delle penisole da cucina. L’altezza ribassata della mensola sporgente infatti consente un uso del piano snack diverso, che tramite delle sedie o degli sgabelli bassi, facilita la seduta in generale ed è per questo da considerarsi più adatto per tutte quelle persone, come i bambini e gli anziani, che trovano ovviamente più difficoltà a sedersi in alto.

Questo tipo di installazione consente fra l’altro di donare alla penisola una forma originale ed inconsueta. Nell’esempio qui mostrato si può notare come, la mensola sporgente e ribassata, oltre che servire da piano d’appoggio “snack”, si dipana sul retro del bancone stesso diventandone un elemento decorativo  completato dalla presenza di alcune ante e di numerosi divertenti vani a giorno. Un insieme compositivo che dona al progetto una certa dose di “movimento” utilissima a spezzare la monotonia dell’elemento d’arredo.

La penisola divisoria a piano unico

La penisola è solitamente immaginata come una sorta di prolungamento del top della cucina a cui è attaccata e con il quale forma una successione, continua ed imprescindibile, che la fa diventare in qualche modo un tutt’uno col resto del piano.

Vi sono però dei contesti in cui la penisola esiste, indipendentemente dalla cucina a cui è abbinata e, pur facendo parte di essa, ne rimane completamente isolata.

Non si tratta però in questi casi di un “isola” come sarebbe logico supporre, bensì di una vera e propria penisola che per la sua stessa conformazione diventa l’unico piano di lavoro della cucina.

Stiamo parlando di tutte quelle situazioni in cui il bancone, anziché essere completamente distinto dal resto dell’arredo, ne rimane parte integrante grazie ad alcuni accostamenti imprescindibili che ne fanno un corpo unico.

Nell’esempio qui fotografato è possibile vedere come una penisola “a piano unico” è divenuta parte integrante dell’arredo, in quanto funge da appoggio e da delimitazione di una zona pranzo in cui le sedute sono formate dai mobiletti della cucina stessa. In queste situazioni, il bancone da cucina riesce ad assumere un’ennesima funzionalità che, insieme a tutte le altre a cui abbiamo avuto occasione più volte di parlare in queste pagine, ne confermano l’estrema utilità in innumerevoli contesti.

E’ infatti importante sottolineare che, essendo in questo caso specifico la penisola, l’unico piano di lavoro esistente in cucina, in essa sono posizionate ben tre delle zone funzionali più importanti, ovvero, la zona lavaggio e quella di preparazione e quella di cottura dei cibi. Come se non bastasse però, oltre ad assumere in se queste essenziali prerogative, l’elemento riesce a diventare parte dell’arredo della zona pranzo e insieme luogo ideale per un ampio ed articolato contenimento.

Un’ennesima testimonianza della estrema efficienza e razionalità che questo tipo di arredo può arrivare ad ottenere se ben progettato e realizzato.

Penisola con bancone snack vuoto sotto

L’utilità di una penisola è dunque ampia come il numero delle versioni in cui è possibile realizzarla. La maniera in cui essa risulta più facile da progettare è però probabilmente quella che ne prevede l’uso più semplice ed elementare, ci0è quello di “bancone snack”, ossia di piano d’appoggio sporgente adibito alla consumazione dei pasti.

Abbiamo visto in questa rassegna come le penisole, attraverso i progetti dei designer, possono assumere dimensioni davvero notevoli e come possono per questo diventare i veri protagonisti delle cucine open-space.

L’ultima tipologia di bancone penisola di cui parleremo, al contrario delle altre, può avere invece delle dimensioni anche molto ridotte e per questo adattarsi più facilmente ad ambienti di ogni forma e proporzione.

La progettazione di questi banconi ed il loro inserimento all’interno degli ambienti, si basano su due semplicissimi presupposti, ovvero, la presenza di uno spazio vuoto prospicente la cucina in cui possa essere posizionato un piano d’appoggio supplementare e la possibilità di sostenere tale top sporgente in modo da renderne sicuro e stabile il suo uso quotidiano. Questi due fattori ne fanno ovviamente la tipologia di bancone più facile da realizzare in cucina in quanto la sua costruzione non richiede ne un’aggiunta di mobili, ne una particolare attenzione all’ergonomia.

La maniera più comune e diffusa per possedere una bancone di questa foggia è quella di individuare un punto della stanza in cui la cucina possa venire in qualche modo esteso verso il centro della stanza, tramite un prolungamento del top di lavoro che quindi, invece di proseguire dritto parallelamente al muro, possa svilupparsi perpendicolarmente alla parete su cui poggia. Tale sporgenza, per poter essere utilizzata per pranzare, dovrà però avere una profondità di almeno 45 cm ed una lunghezza pari a 60, 120 o 180 cm a seconda del numero di persone che vi si dovranno sedere. Il vantaggio più evidente di questo elemento, sta nel poter muovere con tranquillità le gambe, mentre si è seduti, senza correre il rischio di sbatterle contro dei mobili o degli altri elementi presenti altrove sotto al piano d’appoggio.

Per posizionare e dimensionare una penisola di questa foggia però, è assolutamente necessario prima verificare la presenza dello spazio necessario per sedersi e per girarci intorno. Per fortuna, questo modello di bancone ha una maggiore facilità di inserimento rispetto ad altri, in quanto, come abbiamo detto, la possibilità di non dover sottostare a nessun obbligo dimensionale (o di forma) permette di poter progettare il piano nelle proporzioni e nella forma più consona allo spazio che si ha a disposizione. Non avendo nessun mobile posto al di sotto di esso, il piano in questione può infatti essere tranquillamente progettato “su misura” e costruito anche tramite l’uso dei “macchinari a controllo numerico” di cui abbiamo già parlato in un precedente paragrafo.

Due punti abbastanza importati su cui è necessario soffermarsi a proposito di questo tipo di bancone, riguardano il materiale con cui essi possono essere realizzati ed il tipo di sostegno che necessita alla loro installazione. E’ bene saper infatti che il bancone penisola sporgente, quando è vuoto sotto e non possiede per questo alcun tipo di mobile a sostenerlo, deve essere pensato in maniera che la sua stabilità e la sua solidità siano comunque garantite. Sono da evitare per ciò per la realizzazione dei piani materiali troppo fragili o sottili che potrebbero essere causa di rotture accidentali o addirittura di incidenti domestici. Per questo motivo si utilizzano di solito per la realizzazione di banconi snack sporgenti, tutti quei materiali che posseggono un’ottima resistenza a flessione, come ad esempio i quarzi, i graniti, i laminati ed i legni in genere. Per quelli impiagare a questo stesso scopo materie un po’ più fragili come il vetro, la ceramica ed i marmi naturali, occorre avere quindi l’accortezza di fornire i relativi piani di un adeguato spessore, in modo che la loro resistenza sia comunque da ritenersi indiscutibile.

Un ruolo fondamentale sotto questo aspetto lo possono giocare però anche i vari sostegni sottostanti che vengono previsti in questi casi. La loro forma può variare da quella dei “classici” sostegni in metallo costruiti ad imitazione delle gambe di un tavolo da cucina, fino ad arrivare ad assumere l’aspetto di “fianchi” che proseguono dalla sagoma stessa del piano sostenuto. Questi ultimi sostegni possono essere infatti realizzati con lo stesso materiale del top che supportano al fine di un elegante effetto di “continuità”, così come possono essere costruiti in altri materiali molto diversi quali il vetro, il legno o il metallo.

Un altro elemento di sostegno molto importante è rappresentato dal lato “a muro” del bancone snack, ovvero quella parte di piano penisola (solitamente uno dei due lati corti) che sta appoggiata alla parete stessa della cucina. In tal caso, se la mensola sporgente viene appoggiata ad una delle basi esistenti (i mobili bassi della cucina) il sostegno complessivo potrà dirsi facilitato, se al contrario però si decide di installare il piano completamente a sbalzo (cioè senza alcun mobile sotto), per il suo supporto sarà necessario prevedere delle robuste staffe in metallo che. oltre ad assicurarne la resistenza, mantengano costantemente il bancone snack in posizione dritta, impedendone pericolose oscillazioni laterali.

Conclusioni

In queste pagine abbiamo visto come, indipendentemente dallo stile che decideremo di scegliere per la nostra cucina, potremo in ogni caso contare sulla possibilità di adottare per il nostro ambiente una delle tante soluzioni compositive funzionali ed esteticamente piacevoli, arrivate negli ultimi decenni  sul mercato e divenute in molti casi dei veri “best seller” . Fra queste vi è senza dubbio la “cucina con penisola”, che tramite questo nostro articolo abbiamo tentato di esaminare nella maniera più accurata possibile, in modo da attenuare le difficoltà che la maggior parte della gente ha nell’immaginare per le proprie case arredi così complessi.

Occorre ricordare però che nessun tipo di “trattato” potrà mai sostituire l’esperienza dei professionisti dell’arredo che si dedicano con passione e competenza alla realizzazione ed all’allestimento degli ambienti dei loro clienti. Il loro compito principale non è infatti quello di offrire semplicemente dei prodotti, ma di saper donare quel “qualcosa in più” che è indispensabile per rendere ogni spazio domestico davvero originale e personalizzato.

Con un unico obbiettivo sempre ben chiaro: creare un’abitazione che sia bella, ma soprattutto “in sintonia” con le esigenze di chi deve viverla. Ogni giorno.. 

 

 

 

 


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